Archivio per Aprile 2007

June Callwood

Aprile 19, 2007

 

 

June aveva 82 anni, e era conosciuta come ‘ la coscienza del Canada’. Nel 2004 scoprì di essere stata colpita da una crudele forma di cancro, con un alzata di spalle rifiutò ogni cura, ‘non ho tempo da perdere con medici e lettini di ospedale’ amava ripetere, ‘ho da fare io, ho ancora mille cose da fare…mica posso stare appresso a qualche stupido camice bianco…’.  Attivista dei diritti umani e ‘madre’ dei diritti civili canadesi, si battè fin dagli anni 60 contro la guerra in Vietnam (è grazie a lei e alla sua battaglia se il governo canadese approvò la famosa legge che concedeva asilo ai soldati americani in fuga dalla guerra), perchè fossero riconosciuti uguali diritti a tutte le minoranza etniche e religiose presenti nel suo sterminato Paese. Autrice di più di trenta libri e saggi sulla povertà nei paesi ricchi è stata la fondatrice dell’Associazione dei giornalisti canadesi; del primo centro per la tutela dei diritti delle ragazze madri; della prima comunità dove potevano trovare riparo e difesa tutte le donne abusate; della prima struttura dove potevano trovare cure gratuite e adeguate i poveri malati di AIDS. E’ riuscita a far passare leggi nel parlamento canadese quali l’aborto e la cancellazione della pena di morte anche dai codici militari. Negli ultimi anni aveva fondato due associazioni che battevano contro la guerra in Iraq e per il ritiro delle truppe canadesi dall’Afghanistan; era appena tornata dalle isole Prince Edward dove era andata a picchettare i moli dove facevano ritorno – dopo la mattanza di cuccioli – le navi dei cacciatori di foche. Aveva in programma un viaggio in Africa dove con un associazione aveva adottato a distanza oltre mille bambini di otto Paesi sub-sahariani. L’hanno trovata due sue assistenti con la testa riversa sulla tastiera del pc: sul monitor il testo di una lettera di protesta indirizzata al governo contro l’ipotesi di una modifica (in senso più ‘permissivo’) delle leggi sulle armi in vigore in Canada… Come avrebbe mai potuto trovare del tempo per ’stare appresso a quei camici bianchi’ la vecchia June? Roberto di Nunzio

(da: http://pinoscaccia.wordpress.com/ ) 

Questo è il video della sua ultima intervista:

EVVAI

Aprile 16, 2007

Moriremo tutti felici di cancro…

EVVAI!!!

Cibi light che contengono aspartame (come la Coca Cola Light), auto che vanno e andranno solo a benzina (fino a quando non sarà finito il petrolio), mega centrali pensate dal centro destra nella mia provincia (BS) che oltre ad aumentare la temperatura di 3-4 gradi aumenteranno il pm10, sacchetti di plastica (perchè non si usano quelli derivati dal mais???) gomme, ecc…

insomma, noi siamo fortunati, non dobbiamo aver paura di morire di TBC, allergie o influenze, noi moriremo di cancro, o, se ci andrà bene, di un bell’incidente stradale…

EVVAI!!!

 

 

 Quindi, perchè smettere di fumare?

Perchè non fare sempre i 250 Km/h in autostrada?

Perchè comprare automobili diesel?

Perchè fare la raccolta differenziata?

Perchè non sotterrare le pile scariche nel giardino e bruciare i pneumatici consumati?

Ad un certo punto, il risparmio è una cosa che spetta solo ai poveri… loro si che ne hanno bisogno!

POVERACCI NE’?!

W IL COMUNISMO E LA CINA!!!

Aprile 8, 2007

Chen e Yao, morti per amore e disperazione

Contadini di un minuscolo villaggio nella provincia Hubei, si sono gettati nel fiume Azzurro, con una corda che attorcigliava i corpi

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE

PECHINO – Chen e Yao erano marito e moglie. Contadini di un minuscolo villaggio nella Provincia Hubei, il centro-sud della Cina. Il 22 febbraio, appena cinque giorni dopo le feste del Capodanno cinese, si sono gettati nel fiume Azzurro, con una corda che attorcigliava e univa i corpi. Travolti da un dramma di povertà e d’amore. Prima di incamminarsi alla riva, mano nella mano, avevano scritto un brevissimo testamento e lo avevano infilato nella cartelletta con la diagnosi dei medici i quali certificavano la malattia del loro figliuolo: «Nostri fratelli e sorelle non sentitevi giù per noi. Non sappiamo come fare con l’epatite di Zebiao (…) Non siamo bravi, scusate. Noi due non ci separiamo, stiamo insieme per sempre. Il fiume è la nostra casa». Nonostante un inverno meno gelido del solito, quel giorno era molto freddo. Il Fiume Azzurro li ha accolti.

Cinque settimane più tardi, Chen e Yao erano abbracciati. Qualche chilometro a sud, galleggiavano sulle acque limacciose dello Yangtze, plurimillenario simbolo di vita e di morte. Non avevano potuto raccogliere i soldi per rimettere in piedi Zebiao, ormai debole, con gli occhi gialli e la pelle che aveva preso lo stesso colore della carta che si brucia nei funerali in segno di commemorazione dei defunti. «Ming zhi» si chiama questa carta, gialla pure essa. E si erano ammazzati così. Legati per sempre. Silenziosi. Innamorati. Disperati. Con l’immagine del bambino – non più bambino – sofferente. Lui, 38 anni. Lei, 34. Il loro cuore era stato devastato da una notizia: il dodicenne, Zebiao, l’unico erede della povera coppia, aveva una brutta epatite e proprio non sapevano dove andare a sbattere la testa per aiutarlo a guarire, per provare a restituirgli il sorriso.

Tanti li avevano consigliati: portatelo al pronto soccorso. Ci mancherebbe. Ma le visite costano, i ricoveri costano, le medicine costano. Nei borghi rurali dove ancora vivono – o forse sopravvivono – 800 milioni di lavoratori della terra ritrovarsi a letto, immobili, con una qualsiasi infezione è un calvario terribile. Se non paghi non hai scampo. O tocchi i risparmi o ti tieni la malattia. Che sia un semplice raffreddore o una guaio più serio devi usare la moneta contante. Chen e Yao, sono una storia simbolo di questa Cina a mille facce. L’assicurazione sanitaria fino agli anni Ottanta era obbligatoria e copriva l’intera popolazione delle campagne. Poi le modernizzazioni e la scoperta del mercato hanno cancellato il welfare. E i contadini, protagonisti e martiri di tutte le rivoluzioni politiche ai tempi di Mao, si sono ritrovati un’altra volta senza paracadute. Vittime della paranoie ai tempi del «Grande Balzo in Avanti» nel 1958.

Vittime delle guardie rosse e delle purghe nel decennio fra il 1966 e il 1976. Ancora vittime oggi del progresso urbano e industriale. Un problema gravissimo per il governo che sta provando a ridistribuire la ricchezza ma che incontra difficoltà e resistenze. È stata avviata nel 2003 una parziale riforma con l’introduzione nei distretti rurali di una assicurazione su base volontaria. Un contadino versa annualmente una cifra modestissima (corrispondete al massimo a cinque euro) che confluisce in una cassa sostenuta da finanziamenti dello Stato. In questo modo le prestazioni ospedaliere, fino a una certa cifra, sono a titolo gratuito. Ciò che appare – ed è – come una parziale innovazione ha però effetti molto limitati.

Il reddito dei contadini è talmente basso (sui 300 euro all’anno) che ancora una minoranza (tre su dieci, secondo le statistiche ufficiali) può permettersi di dirottare una somma, sia pure irrisoria, al fondo nazionale per la sanità. Chen e Yao avevano racimolato 800 yuan (circa 80 euro). Non bastavano. Per il ricovero del figlio ne servivano duemila. I parenti si erano mostrati solidali con la coppia. Chen e Yao però avevano una loro dignità da difendere e non accettavano «elemosine», questo ripetevano. E il 22 febbraio sono partiti mano nella mano verso il Fiume Azzurro. Li hanno raccolti un mese dopo. Il villaggio si è tassato con una colletta: il dodicenne Zebiao è andato all’ospedale per guarire e papà e mamma sono stati cremati. Il capo del villaggio nell’addio ha voluto ricordare un detto contadino: «Noi non temiamo la povertà, temiamo le malattie».

Fabio Cavalera

 

Zebiao, il figlio della coppia che si è suicidata gettandosi nel fiume Azzurro

Zebiao, il figlio della

coppia che si è suicidata

gettandosi nel fiume Azzurro

Fonte: Corriere.it